Intervista a Matteo Coppelli, fondatore di Bulbo
Matteo Coppelli
C'è chi fa ceramica e chi, attraverso la ceramica, racconta un mondo.
Matteo Coppelli, fondatore di Bulbo, appartiene con disinvoltura alla seconda categoria: imprenditore visionario, spirito libero, esteta ironico e instancabile sperimentatore.
Nessun compromesso, nessun vincolo: Bulbo è il riflesso diretto del suo creatore, che si muove tra arte e design con naturalezza contagiosa.
Con uno sguardo che unisce rigore progettuale e sensibilità artistica dà vita a grafiche e rivestimenti capaci di trasformare lo spazio, raccontare storie, evocare mondi.
Andiamo dietro le quinte di un percorso imprenditoriale e culturale che sfida i confini, restituendo alla materia la sua carica più autentica: quella emotiva.
Tile Italia: Come nasce l’idea di Bulbo?
MATTEO COPPELLI: Durante il lockdown, in quel tempo sospeso, ho preso un foglio bianco e ho iniziato a scrivere tutto ciò che nel mondo della ceramica non si stava facendo.
Volevo creare un progetto diverso, che nobilitasse una materia povera come la ceramica, ma con un’identità forte e non ancora vista sul mercato: concepire il rivestimento in gres come un gioiello d’arredo.
Tile Italia: E il nome?
MATTEO COPPELLI: Ne cercavo uno corto, non storpiabile all’estero, che suonasse italiano e che mi rappresentasse.
Mi ci sono arrovellato per un po’ di tempo e una mattina, spettinatissimo, avevo i capelli tipo Willis del telefilm "Arnold", entro in un bar a Bologna, e l’anziano barista mi guarda e dice: “Ma che bulbo!*”.
Lì ho avuto un’illuminazione: era perfetto. Era un nome nato dalla spontaneità, dalla vita vera. Quando la realtà ti sorprende, può diventare arte.
Solo dopo ho capito quanto fosse azzeccato: “bulbo” può rimandare alla terra, alla creatività, alla lampadina e, quindi, all’idea.
(*”bulbo”, in bolognese: tipologia o taglio di capelli, acconciatura. NDR)
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foto: Bulbo @ Cersaie 2025 - immagini © Tile Italia
Tile Italia: Ha sempre avuto un approccio creativo al lavoro?
MATTEO COPPELLI: Sì, anche quando lavoravo in altri contesti.
Ho iniziato come dipendente in un’azienda di macchinari per la ceramica, poi sono diventato direttore commerciale, poi imprenditore. Ma anche lì infilavo sempre un po’ di follia creativa: nel 2004 portai a Tecnargilla una stampante rosa.
Si chiamava PINK (Perfect Inking) e stampai una gigantesca riproduzione della volta della cappella di Sant’Ignazio in Roma.
Ma in quel mondo, a un certo punto, devi fermarti.
Tile Italia: Con Bulbo no…
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