Una ricerca IKEA racconta come sta cambiando la vita in cucina e a tavola nel mondo
La cucina e la tavola restano uno dei cuori pulsanti della vita domestica, ma il modo in cui le viviamo oggi è profondamente cambiato.
A raccontarlo è una nuova ricerca globale IKEA che, con oltre 31.000 partecipanti in 31 mercati, offre uno sguardo ampio e attuale su come oggi viviamo il luogo cucina e la tavola, in un contesto in cui ritmi di vita sempre più accelerati dettano nuove abitudini quotidiane, trasformando così uno dei rituali più antichi e universali del mondo: il momento del pasto.
Da sempre un gesto relazionale, prima ancora che funzionale, il 60% delle persone considera importanti i momenti di connessione vissuti a tavola e la maggioranza degli italiani associa il mangiare a casa, a benessere, a qualità della vita.
Eppure circa una persona su quattro dichiara di non avere un posto dedicato ai pasti e solo il 44% degli intervistati cena abitualmente a tavola; il 18% preferisce il divano, il 4% il letto (tendenza in crescita soprattutto in USA e Ungheria) e un altro 4% la cucina, ma rigorosamente in piedi, mentre nel Regno Unito la probabilità di non possedere un tavolo da pranzo è quasi tre volte superiore rispetto alla media globale.
Perché tutto ciò?
Molto spesso le difficoltà sono organizzative. Orari non allineati, impegni di lavoro o studio e routine sempre più fitte fanno sì che la cena, per la maggior parte delle persone, duri meno di 30 minuti e sia sempre più spesso consumata davanti agli schermi; il 77% degli intervistati dichiara infatti di non porsi limiti nell’uso dei dispositivi elettronici mentre mangia, il 54% guarda la TV quando il pasto non è condiviso e il 40% lo fa anche quando mangia in compagnia.
Un'altra criticità importante, principalmente per i più giovani, è rappresentata dalla mancanza di tempo che fa sì che il 38% della Gen Z e il 33% dei Millennials, soprattutto in settimana, scelga di non cucinare a casa e rinunci all’abitudine di consumare il pasto riunendosi attorno al tavolo.
Chi vive con bambini segnala poi ulteriori limiti legati alla mancanza di spazio dettata dalle dotazioni della cucina, cosa che rende ancora più complesso trasformare il desiderio di convivialità in pratica quotidiana.
Le principali frustrazioni riguardano la mancanza di soluzioni per organizzare gli oggetti (25%) e di superfici d'appoggio (25%), in un quadro globale in cui solo il 29% delle persone esprime soddisfazione per il proprio spazio cucina, con un 56% della Gen Z che afferma in particolare di non avere una cucina in linea con il proprio stile di cucina e di vita.
A questa insoddisfazione strutturale si affianca una trasformazione più profonda: se un tempo il ruolo del pasto era quello di scandire in modo rigido i momenti della giornata, oggi il suo progressivo fluidificarsi genera un’esigenza analoga anche negli ambienti tradizionalmente pensati per il consumo; alla cucina odierna viene richiesto di trasformarsi in spazio multifunzionale, capace di accogliere non solo la preparazione e il consumo dei pasti, ma anche momenti di relazione, lavoro e pausa.
Non c’è quindi da stupirsi se una persona su tre in Italia dichiara di mangiare abitualmente in più di un luogo della casa, alternando soggiorno (la prima scelta per più del 40%), alla cucina e ad altri ambienti a seconda del momento e delle esigenze; si tratta di un compromesso per rispondere a un anelito di convivialità, anche in una dimensione in cui, nonostante le abitudini sempre più frammentate e i ritmi soffocanti, l’essere umano ricerca ancora nel pasto un’occasione per riunirsi, stare insieme e creare ricordi.




