Marca Corona ad Art City Bologna

Siamo stati invitati da Marca Corona a Bologna, all’interno del Teatro San Leonardo, per l’inaugurazione della tre giorni di Art City, nel contesto di Arte Fiera Bologna, in cui mostre, convegni e riflessione collettiva si sono intrecciati in un unico racconto.

Il teatro, trasformato per l’occasione in luogo di pensiero e riflessione, ha ospitato sia Cantiere Futuro sia il progetto espositivo “ricAMARE. Il ricamo è un gesto d’amore” di Pino Deodato: un dialogo continuo tra parole e materia, tra tempo della riflessione e tempo lento del fare.
Le opere in terracotta, le installazioni e il grande ricamo di comunità hanno accompagnato il convegno come una presenza silenziosa ma attiva, ricordando che abitare significa anche prendersi cura, costruire legami, dare valore ai gesti quotidiani.

È in questo contesto - denso, poroso, profondamente umano - che si è aperto il confronto sul rapporto tra spazio costruito e vita.
Cantiere Futuro ha rimesso al centro una domanda tanto semplice quanto radicale: quale relazione esiste oggi tra spazio costruito e vita?

Ad aprire la riflessione è stato Lelio Poncemi, AD di Ceramiche Marca Corona, che ci ha accompagnato nelle profondità etiche e professionali di questa realtà aziendale attiva e in continuo rinnovamento da 300 anni, lasciando poi la parola all’antropologo Franco La Cecla con l’intervento “Addomesticare l’architettura” che ha fatto il punto sul valore etico dell’architettura, ricordando come l’abitare non sia solo una questione formale o funzionale, ma una pratica quotidiana, culturale e relazionale.
Particolarmente interessante la riflessione sul fatto che strade più vive generino città più sicure, perché la presenza, la relazione e l’uso condiviso dello spazio sono forme di cura.

Sono seguite due tavole rotonde moderate da Pierluigi Molteni (architetto e docente universitario) che hanno visto, nel primo panel, l’analisi dedicata al rapporto tra casa, economia e politiche urbane, Emily Marion Clancy, vicesindaca del Comune di Bologna e assessora alla Casa e alle politiche per l’abitare, ha raccontato le azioni in corso per promuovere un abitare in connessione, capace di rispondere ai bisogni reali delle persone e dei quartieri.
Accanto a lei, Marco Marcatili (direttore di Lombardini22 e presidente del CAAB) e Marco Battaglia (di Investire SGR), hanno ampliato il confronto sul delicato equilibrio tra sviluppo immobiliare, qualità dello spazio e dimensione sociale dell’abitare.

Il secondo talk, La casa di tutti i giorni, ha spostato lo sguardo sulla possibilità di una “città domestica”: un organismo fatto di micro-comunità, dove anche le metropoli si articolano in piccoli paesi, ciascuno con il proprio orizzonte, il proprio ritmo, i propri rituali.
A confrontarsi l’architetto Stefano Pujatti (co fondatore di ElasticoFarm), Davide Tommaso Ferrando (critico e curatore di architettura) e Stefano Betti (presidente di Ance) immaginando uno spazio domestico in simbiosi con quello urbano: più lento, empatico, realmente collettivo.

Un confronto che ha restituito all’architettura il suo ruolo più profondo: non solo costruire luoghi, ma attivare relazioni, generare prossimità, rendere visibile il legame tra progetto e vita.

Una giornata particolarmente densa di proposte per un futuro migliore, in cui l’abitare si rimette al centro delle cittadinanze.
La chiusura, con un tour ad Arte Fiera, ci ha lasciati avvolti per qualche ora dalla bellezza, e che ci ha riportati alla realtà con una convinzione ancora più forte: la bellezza, in ogni sua forma, potrebbe (e speriamo lo faccia) salvare il mondo.
 
 

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