A Cersaie i caffè della stampa: Città che si rigenerano, spazi che raccontano

Chi è oggi l’architetto? Qual è il giusto approccio ai temi della circolarità, del riuso, del riciclo? ;
La risposta è nel minimalismo? O il minimalismo è una reazione che erode la possibilità di creare bellezza?

Le visioni dei tre architetti si sfidano in un colto scambio di case history, esperienze e aneddoti di carriera e di vita famigliare, che seminano nell’aria possibili risposte a questi interrogativi.

Tra le varie, si cita il saggio di Adolf Loos, “delitto e ornamento”, come spunto per affrontare il tema del minimalismo, che rappresenta sì una strada verso la sostenibilità e la circolarità in termini di riciclaggio, ma che richiede anche la sensibilità necessaria a saper bilanciare l’equilibrio tra semplicità progettuale – “perché anche nella semplicità c’è sostenibilità" – e aspirazione alla produzione di bellezza.

Un calcolo costi-benefici nel quale “l’architetto non basta più da solo”, ma deve anzi affiancarsi imprescindibilmente a professionisti della psicologia ambientale, capaci di far comunicare le esigenze e le richieste infrastrutturali, con quelle umane e ambientali.

Ecco forse che dai vari interventi dell’incontro si può tracciare un abbozzo di identikit dell’odierno architetto: colui che si fa carico di “sfruttare i tessuti che lo spazio urbano ci ha dato in dono e di ricucire la trama nascosta delle città”, restituendo vita laddove regna l’abbandono, ma in modo umile, attento e consapevole.
Per creare armonia, dove, in fin dei conti, risiede la vera chiave della bellezza.

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